Archivio mensile:marzo 2016

Alkkemist Gin

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Alkkemist è un gin ultra premium distillato soltanto dodici volte in un anno nelle notti di luna piena utilizzando una quadrupla distillazione in alambicco di rame con un processo rigoroso che coinvolge oltre ventuno botaniche diverse(tra cui finocchio marino, salvia, verbena, camomilla, petali di rosa, uva moscato, melissa, the oolong, camomilla mahon, timo, finocchietto selvatico, ginepro, radice di angelica, cardamomo, coriandolo, buccia di limone e arancia, menta, menta poleggio, acalypha ispida, agrimonia eupatoria).

Viene realizzato da una piccola distilleria spagnola, l’unica ad utilizzare alla fine del processo di distillazione l’uva moscato, che garantisce un aroma ed un sapore unici al gin. Il packaging ricalca la tradizione richiamando le leggendarie pozioni alchemiche medievali.

Il gin Alkkemist si presenta liscio e trasparente. All’olfatto è predominante l’aroma dell’uva moscato che addolcisce il profumo balsamico della menta e del timo. Al palato è fresco, aromatico, con i sentori dell’uva che tornano prepotentemente lasciando un retrogusto che richiama tutti i sapori del mediterraneo. Si può consumare liscio o con ghiaccio. Ideale come ingrediente nella creazione di cocktail classici come il Gin Tonic, la gradazione alcolica è del 40vol%.

 

Non è magia, non è un mistero. Potete trovarlo da Damarco, ovviamente.

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Sabatini Gin

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Un London Dry Gin nel cuore della Toscana

Amare la Toscana e amare il buon Gin. Le due cose possono non sembrare così collegate, a chi non sia esperto di questo distillato, perché pochi sanno che il Ginepro migliore, usato per la produzione di molti Gin di alta qualità, proviene proprio dalla Toscana. Qui, a Teccognano, una frazione di Cortona, in provincia di Arezzo, i Sabatini, una famiglia molto legata a questa terra, hanno deciso di rendere questo legame ancora più stretto, di elevare, per così dire, il grado di toscanità del Gin. Come? Utilizzando non solo il ginepro ma anche tutta una serie di botanicals colti principalmente nella proprietà di famiglia e nelle aree limitrofe, per creare un London Dry Gin d’eccellenza che rechi con sé i profumi e le suggestioni delle colline toscane.
Un atto d’amore verso la propria terra, figlio della passione della famiglia Sabatini: Enrico, Filippo, Niccolò e Ugo. Nel 2015, con la fondazione della Teccognano S.r.l., si passa all’azione.

Sempre alla ricerca del meglio, contattano Charles Maxwell, della Thames Distillers, uno dei massimi esperti del settore, erede di undici generazioni di distillatori londinesi, e si affidano ai consigli di Alessandro Palazzi, Bar Manager di uno dei più rinomati cocktail bar di Londra.

Maxwell, in collaborazione con la famiglia Sabatini, ha sovrinteso alla scelta dei botanicals e al loro abbinamento creando una ricetta che, rispettando le regole della distillazione classica inglese, offre anche un’esperienza sensoriale che riporta immediatamente alla Toscana.

Il Sabatini Gin, dunque, non è solo un prodotto di alta qualità, ma è anche il frutto di un’unione perfetta, di sapori, di aromi, di suggestioni e di storia, quella della famiglia Sabatini che lo ha concepito e realizzato con passione e professionalità. E, in fondo, il Sabatini Gin non è altro che un nuovo episodio dell’importante legame storico e culturale che unisce la Toscana all’Inghilterra.

Lo trovate ovviamente da Damarco

 

 

fonte www.sabatinigin.com

Laird’s & Company Applejack

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Laird’s Applejack è una miscela di 35% apple brandy e 65% alcool neutrocaraterizzata da una morbidezza unica e un sapore ricco e rotondo.

E’ riconosciuto, da tutti, come il più antico distillato natio d’America, e la Laird’s & Company come la più antica distilleria a conduzione famigliare. Producono il Laird’s Applejack in Monmouth Country, New Jersey, sin dal 1698. Le prime prove scritte riferenti alla distillazione a fini commerciali dell’Applejack risalgono ai libri contabili di Robert Laird nel 1780.

Cremorne 1859 – Colonel Fox’s Gin

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Il personaggio di Colonnello Fox ha una inetressante storia ambientata nel 19° secolo. Dopo aver combattuto in diverse guerre nell’arco della sua carriera militare, si è ritirato nel 1859 e ha inaugurato il famoso Cremorne Garden.

Con sede lungo le rive del Tamigi, il giardino del Colonnello Fox veniva visitato dalla regina Vittoria durante le passeggiate assieme al principe Alberto che spesso si concludevano sorseggiando un Gin Colonel Special cocktail. le selvaggie storie del Colonnello e le sue avventure di giramondo intrattenevano perfettamente il Principe e la Regina.

Riconosciuto come un eroe di guerra, ha combattuto a Waterloo, ha viaggiato attraverso il Medio Oriente così come in Africa, Europa e Australasia, Fox era un vero gentleman del 19° secolo, le cui storie e racconti tenevano tutti con il fiato in sospeso (aiutato dal suo gin). e’ proprio durante i suoi viaggi che ha scoperto la ricetta per produrre il proprio gin. 

Distillato e prodotto a Londra dalle Thames Dstilleries, è strutturato da una varietà tradizionalista di botaniche che include: ginepro, coriandolo, angelica, liquirizia, scorza d’arancia amara.  

Un gin tradizionale, ma vestito eccentricamente: ideato per catturare gli occhi e il palato, ma soprattutto il cuore dei nostri clienti.

Venite ad ascoltare le storie del Colonnello , direttamente dalla bottiglia.

Windspiwl Dry Gin

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La storia di Windspiel, una giovane distilleria proveniente da Daun, piccolo centro della Renania, ha origini curiose. I tre fondatori dell’azienda, Sandra Wimmeler, Denis Lönnendonker e Tobias Schwoll decisero infatti di trasferirsi fra le foreste e gli spazi aperti di questa regione, in cerca di pace e tranquillità.

L’iniziale attività agricola, avviata sul luogo per consentire ai tre la permanenza, non realizzava però del tutto i desideri di almeno uno dei tre fondatori. Il sogno di Tobias, bizzarro e date le condizioni circostanti quasi impossibile, era infatti quello di coltivare il suo cibo preferito, le patate del vicino altopiano di Eifel. A differenza dell’area limitrofa però il terreno circostante alla cittadina di Daun, vulcanico e roccioso, non era adatto allo sviluppo di tale tubero. Ci volle perciò tutta l’applicazione, la sapienza e la perseveranza del fattore per riuscire a far crescere, anche fra le pietre del Vulkaneifel, l’ortaggio da lui tanto desiderato. La parata di Eifel prodotta dallo stesso terzetto divenne un ingrediente centrale della loro dieta, accompagnato spesso, dopo cena, da un buon bicchiere di gin. Da qui nacque l’idea; realizzare proprio con il loro pregiato tubero un distillato, un premium gin. Grazie al lavoro di Holger Borchers, un master distiller chiamato per ricreare un prodotto dal gusto raffinato e sottile, nasceva così il premium dry gin di Daun. Una bottiglia che, al momento della sua nascita, mancava però di un elemento fondamentale: il nome. Anche l’etichetta Windspiel, in tedesco “levriero”, nasce infatti da una leggenda. Narrano gli abitanti della zona che il primo ad appezzare le qualità delle patate di Eifel, nel 1757, fu Federico II di Prussia, che, impressionato dal racconto del condottiero Leopold Joseph Maria von Daun, decise di realizzare un liquore proprio con questo tubero. Il progetto in realtà non partì mai, rimanendo, per l’appunto, una leggenda, ma la storia tramandata ancora oggi e la passione di Federico il Grande per il levrieri portarono Sandra alla decisone di appare proprio quel marchio sulle loro bottiglie.

Pensare ad un gin creato a partire da un alcool di patate potrebbe far storcere il naso a molti puristi e appassionati. Nonostante il terroire vulcanico e l’elaborata ricerca effettuata intorno ai tuberi di Eifel, Windspiel resta, a tutti gli effetti, un gin dal gusto che risente della sua matrice originaria. La lavorazione di questo distillato non può che iniziare dalla raccolta delle patate, effettuata in autunno quando la loro maturazione raggiunge il punto ottimale. Una volta lavato il raccolto viene macinato, miscelato con acqua e riscaldato per avviare il processo che poterà alla produzione degli zuccheri. Alla pasta così ottenuta, una volta raffreddata, vengono poi addizionati lieviti coltivati appositamente che danno il via alla fermentazione. Il mosto ottenuto viene poi distillato tre volte, per tagliare tanto le parti nocive quanto quelle che renderebbero impuro il gusto, ottenendo infine l’alcool di patate per il premium dry gin. Per arricchire il bouquet del gin di Daun, accanto al ginepro, fra gli altri, il sempre presente coriandolo, spezie come la cannella, bucce, come le scorze dei limoni, radici, fra cui lo zenzero, e fiori, come quelli della lavanda, tutti immersi singolarmente in alcool e distillati separatamente. Il risultato di questo lungo lavoro, miscelato all’alcool di patate prodotto precedentemente, altro non è che il Windspiel premium dry gin. Il distillato, al naso, si presenta caratterizzato da un buon ricordo di ginepro, delicate note floreali e un deciso sentore di lavanda. In bocca appare chiuso, con un gusto ancora difficile da decifrare, in cui permangono chiari ginepro e lavanda, con leggeri sentori di fiori e frutta ed un finale in cui le parti aromatiche lasciano il posto ad una più pungente percezione di alcool.

Lo trovate , ovviamente, da Damarco

 

(anche la tonica!!!)

 

 

 

 

 

(credit: Blueblazer)

Imea – Gineprina d’Olanda

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La Gineprina d’Olanda è una chiara espressione italiana dell’interpretazione del tema Gin sul finire del 1800, quando la diffusione della cultura della miscelazione internazionale ed il successo dei distillati stranieri divenne evidente anche in Italia. La formula è tratta da un raro testo italiano contenente circa duemila ricette liquoristiche che riscosse molto successo all’epoca. Il libro fu sicuramente adottato da decine di distillerie che aprirono in quel periodo per soddisfare le richieste di un mercato florido e molto ricettivo per le bevande alcoliche. Il costo dei trasporti ed i dazi doganali resero fin da subito molto remunerativa l’imitazione dei distillati d’importazione.
Fu così che in Italia comparvero decine di cognac, whisky, gin e rum prodotti utilizzando spezie, frutti ed aromi naturali in infusione alcolica od alcolati degli stessi prodotti da aziende specializzate.
La massima diffusione di questi prodotti si ebbe durante i primi del Novecento con l’uscita dei primi libri di miscelazione italiani, scritti da Ferruccio Mazzon ed Elvezio Grassi che diedero ulteriore impulso alla crescita della cultura del bere italiana.
L’avvento del regime fascista negli anni 20 che vietò, di fatto, l’uso di prodotti e nomi stranieri non fece altro che dare ulteriore linfa vitale a queste produzioni che furono utilizzate per la miscelazione dei cocktail internazionali nei “bar americani” italiani e delle polibibite futuriste.
Con la fine della guerra le aziende liquoristiche italiane abbandonarono queste produzioni poiché il consumatore, grazie anche all’avvento della cultura americana preferiva i prodotti d’importazione o comunque con connotazioni straniere.
Oggi la Gineprina d’Olanda ritorna, nella sua formulazione assolutamente originale, reale espressione della cultura liquoristica dell’epoca, costituita da prodotti con ricette semplici contenenti pochissimi principi aromatizzanti.
Il ginepro ovviamente gioca il ruolo fondamentale coadiuvato dall’ anice, spezia egemone dell’epoca, chiodi di garofano, cannella e macis per dare un’impronta esotica ma assolutamente italiana frutto del primo colonialismo che ebbe inizio alla fine del XIX secolo nel corno d’Africa.